Sul rapporto tra human enhancement e tutela della dignità: la dignità umana e sociale del lavoratore “aumentato”
DOI:
https://doi.org/10.32091/RIID0263Parole chiave:
Human enhancement, Lavoro, Dignità umana, Dignità socialeAbstract
Il contributo analizza il concetto di human enhancement, inteso come utilizzo di tecnologie biomediche su individui sani per finalità non terapeutiche, con l’obiettivo di migliorarne le prestazioni, l’aspetto o il benessere. Dopo aver chiarito la distinzione tra interventi medici terapeutici e potenziativi, si evidenzia, da un lato, il ruolo centrale della finalità performativa e, dall’altro, il carattere tendenzialmente permanente degli interventi, quali caratteri distintivi delle pratiche in parola. L’indagine si rivolge quindi all’impiego delle tecniche di potenziamento in ambito lavorativo, evidenziando i rischi di lesione della dignità umana del lavoratore derivanti soprattutto dall’innesto di dispositivi potenzianti collegati alle Rete, ascrivibili all’ambito dell’“Internet of bodies”, che espongono il lavoratore a forme di controllo configurabili propriamente in termini di reificazione. Si sottolinea, in conclusione, l’impatto del ricorso alle tecnologie in esame sulla pari dignità sociale dei lavoratori, derivante dalla capacità degli interventi di enhancement di dar luogo a significative disparità – anche in termini di valore sociale – tra lavoratori potenziati e non potenziati (e tra gli stessi lavoratori potenziati), suscettibili di generare nuove forme di discriminazione sociale.
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